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Tindari

Parlando delle necropoli, ho detto che a Tindari sono stati rinvenuti corredi funerari risalenti all'età del bronzo. In quell'epoca certamente la località era abitata da pastori siculi, che avevano occupato la parte centrale dell'attuale area archeologica visitabile, ma che molto probabilmente operavano su tutto il promontorio. La fondazione di Tindari, che viene fatta risalire dagli storici al 396 a.C., fu voluta da Dionisio, tiranno di Siracusa, il quale, volendo creare un posto fortificato e strategico per fronteggiare eventuali incursioni dei Cartaginesi, inviò in tale località, natu­ralmente difesa, alcuni Greci che avevano trovato rifugio a Messana e che erano in gran parte Locresi e Messeni, con una sparuta presenza di Medmei.

La denominazione di "Tyndaris" si fa risalire ad eventi mitologici. I coloni greci, infatti, erano particolarmente devoti ai Dioscu­ri Castore e Polluce, che secondo la leggenda erano figli di Giove e di Leda, moglie di Tindaro re di Sparta, e venivano chiamati Tindaridi. Tutto questo ha indotto i fondatori della colonia a denominare la regione Tindaride e la città alla quale questa faceva capo Tyndaris. I Dioscuri furono nominati protettori della città, come attestano parecchie monete rinvenute durante gli scavi. Altro evento, legato alla mitologia, è quello relativo allo sbarco di Oreste e alla introduzione nella Tindaride del culto di Diana Facellina. Poche sono le azioni o gli interventi di Tindari nelle guerre di Sicilia. Comunque le alleanze militari strette dai Tindaritani portarono spesso alla città onori e conseguenti anni di pace e prosperità. Tindari fu una delle prime città nel 344 a.C. ad allearsi con Timoleonte, quando questi partendo da Corinto mosse contro Dionisio II°, debole e corrotto tiranno di Siracusa, sconfiggendolo. A seguito della alleanza e della vittoria di Timoleonte, Tindari godè circa 60 anni di pace e prosperità, durante i quali la città si ingrandì e si arricchì di bellissimi monumenti e templi.

Quando i ribelli Mamertini conquistarono Messana, Tindari si vide minacciata. Per meglio difendersi rinforzò le proprie opere di protezione, erigendo un'altra cinta muraria ben più possente della prima. Furono realizzate torri e la porta a tenaglia, ancora visibili. Fortunatamente Gerone II° di Siracusa sconfisse i Mamertini presso Longane nel 269 a.C. e Tindari poté mantenere, oltre alla sua alleanza con Siracusa, la libertà. All'inizio della prima guerra punica, Tindari si alleò con Cartagine, nonostante il volere contrario della maggioranza dei suoi cittadini, che volevano allearsi con i Romani. L'arresto di alcuni eminenti rappresentanti della città da parte dei Cartaginesi fece ribaltare la situazione. Dopo che i Romani conquistarono tutta la costa settentrionale della Sicilia, nel 254 a.C., Tindari, si alleò con essi e così rimase anche durante le altre guerre puniche e quelle degli schiavi. Per questa fedeltà, la città fu premiata e le fu dato diritto di fare offerte a Venere nel tempio di Eryx, l'attuale Erice. Cicerone, durante la sua visita a Tindari, effettuata per indagare sulle malefatte di Verre, giudicò la città così prospera e bella che le diede l'appellativo di "nobilissima civitas". Contro Tindari Verre perpetrò uno dei suoi più gravi delitti. Il console voleva per sé la statua d'oro di Mercurio, donata alla città da Scipione l'Africano in segno di riconoscenza per la fedeltà, la lealtà e per una fornitura di navi fatta durante la spedizione contro Cartagine del 204 a.C.

I Tindaridani, devotissimi al Dio e molto affezionati a quella statua d'oro, non la volevano cedere. Verre allora fece legare il più vecchio dei rappresentanti del popolo su di un monumento equestre, all'aperto, in pieno inverno, per giorni e notti, finché gli anziani cedettero e ratificarono quello che poi da Cicerone fu chiamato "il furto del Mercurio d'oro". Per rappresaglia, quando Verre lasciò la Sicilia, i Tindaritani pare abbiano pubblicamente demolito una statua che egli stesso si era fatto erigere nell'Agora. Non si ricordano altri episodi di portata storica considerevole, eccezione fatta della battaglia fra Pompeo ed Ottaviano.Plinio il Vecchio, dall'anno 23 all'anno 79 d.C., elenca in Sici­lia 63 città importanti, fra le quali evidenzia la prosperità di Siracusa, Catana, Tauromenio, Tyndaris e Messana, tutte colonie romane. Il periodo romano-imperiale segna l'inizio del declino di Tyndaris, accelerato molto probabilmente da una grande calamità naturale avvenuta nel I secolo d.C., della quale fa cenno Plinio. Molto verosimilmente potrebbe essersi trattato o di una frana che trascinò in mare parte della città, ma ancora non si è riusciti a capire se a nord o ad est, ovvero di un terremoto. Resta comunque il fatto che lo sviluppo di Tindari subì una battuta d'arresto. Nel secolo successivo la situazione riprese a migliorare e, per effetto del momentaneo riassetto economico, si edificarono altre case e si modificò il teatro greco in anfiteatro .

Ma già nel IV secolo d.C. il declino si accentua inesorabilmente senza interruzione. Risultano edificate case su preesistenti edifici di origine ellenica e, nel tardo impero, si è dovuta ricostruire parte della cinta muraria andata distrutta per fatiscenza, riutilizzando materiali provenienti da edifici abbandonati. Nel periodo bizantino la città era molto più piccola e priva di quella importanza politico-economica che aveva un tempo. Nel IX secolo, gli arabi ne completarono definitivamente la distruzione, costringendo i pochi abitanti ad emigrare in altri siti.


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