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Le Necropoli

Pochi forse sanno che nel territorio di Patti esistono ben sei necropoli. Cinque sono già quasi perfettamente definite sia nella ubicazione sia nella consistenza. La sesta è ancora da configurare in quanto scoperta da chi scrive proprio in questi giorni durante le ricerche intraprese per verificare le tesi sostenute in questo libro. I reperti scoperti in tutto il territorio coprono un periodo che può presuntivamente datarsi dal XXII-XX sec. a.C. al periodo bizantino. Sono sufficientemente conosciute sia l'ubicazione sia la consistenza della necropoli di Tindari. I resti fino ad oggi rinvenuti, dei quali solo una minima parte sono visibili presso il museo archeologico di Patti-Tindari, danno un'idea completa delle origini della località, del suo sviluppo e dei suoi avvicendamenti storici, culturali e sociali. I frammenti più antichi provenienti da questa località sono riconducibili alla prima età del bronzo. A tale epoca risalgono infatti i primi corredi funerari recuperati nella zona scavata più in profondità sotto l'insula IV. La o le necropoli più vaste sono ai piedi del colle, fuori della cinta muraria, nelle contrade Scorcialupo, Coda di Volpe e Locanda. A nord-ovest di Tindari, a qualche centinaio di metri in linea d'aria, sorge Monte Giove, caratteristica collina a forma tronco-conica in prossimità di Mongiove Siculo, frazione di Patti. Su questa collina sono stati rinvenuti interessanti reperti provenienti da sepolture risalenti al XIII sec. a.C. e presumibilmente appartenenti alla cultura appenninica praticante il rito dell'inumazione ad enchitrismòs, per il quale venivano usati i pithoi.

Successivamente (XII sec a.C.) tale rito stranamente si continuava ad utilizzare parallelamente alla cremazione ed alla conservazione delle ceneri dentro situle o anche pithoi, nonostante la cultura fosse completamente cambiata a seguito dell' assorbimento di quella protovillanoviana. Fino ad oggi non è stato possibile accertare se sul monte Giove vi siano stati insediamenti riferibili al periodo seguente l'Ausonio I° per mancanza di reperti databili con certezza. I pochi risalenti ad età romana non sono sufficientemente probanti a giustificare continuità di vita o semplici frequentazioni nel sito in questione. Pochissime notizie si hanno sulla necropoli ubicata immediatamente a monte dell'abitato della frazione Sorrentini. La necropoli dovrebbe essere quella dell'insediamento urbano ritrovato circa 20 anni fa in quell'area in leggero declivio posta ai piedi della rupe di Gioiosa Guardia rivolta verso la città di Patti. I naturali del luogo tramandano notizie di ritrovamenti di monili e di corredi funerari presumibilmente risalenti al XVI-XV sec a.C., ma nessuno ne ricorda la fattezza e la consistenza . Certo è comunque che, se ad ogni necropoli doveva corrispondere un nucleo abitato, parimenti ad ogni abitato necessariamente doveva essere collegata una necropoli. E poiché nella zona è stata accertata l'esistenza di fabbricati urbanisticamente organizzati per i quali ho già ipotizzato l'ubicazione di una località sul monte Melinso, appare scontato che a servizio della stessa ci deve essere stata anche la necropoli. Le strutture dell'abitato, dai primi saggi, sembrano rimandare al periodo ellenico ed è quindi plausibile che un'accurata campagna di scavi possa far venire alla luce reperti e corredi funerari indubbiamente interessanti sia sotto il profilo storico, sia per la valenza artistica. Al momento null'altro è dato di conoscere, atteso che gli organi competenti non hanno ancora programmato approfondite indagini che potrebbero portare alla luce l'insediamento archeologico. In parte visibile dalla strada provinciale Patti-Sorrentini ed a circa 1 km dalla città, nell'estate del 1992, chi scrive ha localizzato un'altra necropoli. Il sito archeologico presenta un'estensione di circa 16 ettari, ingloba parte della contrada Monte e tutta la contrada Valle Sorrentini, ambedue nel territorio comunale di Patti.

A prima vista le tombe si presentano del tipo "a grotticella", scavate nella tenera roccia. Il terreno si presta bene per tali lavorazioni manuali in quanto formato da un litotipo che i geologi hanno definito "calcareniti di contrada Monte", in quanto in questa località vi è il maggiore affioramento di questo genere conosciuto nella zona. Alcune tombe si presentano aperte, profanate e vuote. I visitatori non hanno lasciato traccia di corredi funerari per cui al momento non è possibile datare esattamente l'insediamento. I naturali, in questi secoli, hanno utilizzato alcune tombe per usi connessi alla conduzione dell'attività agricola, adibendole come locali per l'allevamento di bestiame di piccola taglia, depositi, etc. A primo acchito, sembrerebbe che l'insediamento sia riconducibile al X-VIII sec a.C.; si notano, infatti, delle analogie con quelle esistenti in località Filiporto e Cavetta di Pantalica. I manufatti si presentano con portale rettangolare ben definito che dà accesso alla grotta vera e propria (vedi foto ).

Alcune delle tombe esplorate hanno due e tre vani; in molte, sulla parete di fondo si nota un rialzo lungo quanto la stessa parete e largo circa 50 cm. Tale aggetto nei secoli è stato evidentemente danneggiato e le dimensioni sopra riportate sono frutto di una ricostruzione ideale, consentita anche dalla presenza dello stesso in tombe di altre località. La necropoli si estende sui pendii della collina calcarea e scende giù verso Valle Sorrentini, dove le tombe sono in pianura e hanno accesso mediante pozzo e scalino. Sul versante est, che guarda verso Patti, è stata notata una lunga scala, larga almeno 3 m e realizzata nella roccia, che porta sulla sommità della collina, dove pare che non vi sia alcuna tomba, ma sarebbe interessante sapere se i ruderi che vi sono nel pianoro a nord­ovest possano essere riconducibili ad un anaktoron. Un'ipotesi affascinante e suggestiva è quella di ricondurre la necropoli all'età del bronzo, in considerazione del fatto che le tombe potrebbero essere assimilate anche alla cultura di Thapsos o a quella di Castelluccio e perciò databili intorno al XVIII-XV sec. a.C. A confermarci questa ipotesi potranno essere soltanto i corredi funerari che si troveranno in esse al momento della loro ispezione. La quinta necropoli, che è anche la più recente in ordine di insediamento, è quella rinvenuta nell'area della Villa Romana di Patti centro. La Villa ha subito nel corso del V-VI sec. d.C. un depaupera­mento nelle proprie attività vitali. Gli ambienti abitati si sono ridotti di numero e sui muri del grande impianto termale sono state realizzate delle tombe. Fino al IX-X sec. d.C. l'area è stata abitata e conseguentemente la necropoli ampliata verso est. 

I monumenti funerari sono costituiti da poveri sepolcri, nei quali sono stati rinvenuti anche più di un cadavere per ciascuno di essi. Gli scavi hanno portato alla luce ceramiche, bronzi e oggetti di oreficeria di pregiatissima fattura. Pare che sia stata ritrovata anche qualche croce astile. Se ciò venisse confermato, avremmo la prova che la necropoli è stata utilizzata anche in periodo tardo-bizantino. Nel corso di altre mie recentissime indagini è stata rinvenuta un'altra necropoli in località San Cosimo. I primi ritrovamenti di reperti, acquisiti con semplici ispezioni sulla superficie dei terreni, hanno dato la possibilità di accertare l'esistenza di monumenti funerari risalenti ad epoche remote. Qualche coccio può datarsi intorno al XXII-XX sec a.C. Sono visibili nei luoghi ancora due tombe "a grotticelle" (vedi foto ), mentre sono state accertate distruzioni di sepolture “a cappuccino”. Al momento, non possono darsi ulteriori e più approfondite notizie, in quanto è necessaria una ricerca più capillare e dettagliata. Nel capitolo in cui parlerò del tempio di Diana Facellina, tenterò qualche ipotesi e supposizione con agganci sia pure riferiti alla mitologia. La presenza di un numero elevato di necropoli in un territo­rio così ristretto (8 km di fronte per una profondità di circa 5 km) induce a pensare che nell'area vi sia stata continuità di vita sin dal XXII-XX sec a.C. Ciò, ovviamente, potrà avere conferma definitiva soltanto quando saranno completate tutte le indagini necessarie, alcune delle quali attualmente avviate .

Si può comunque ritenere che il territorio Pattese per la sua felice posizione, i terreni fertili, le abbondanti acque sorgentizie, le aeree strategiche facilmente difendibili, la vicinanza con le Isole Eolie, abbia destato nei secoli interessi militari ed economici legati anche al buon utilizzo dei siti e alla facilità di commercio con le citate Isole, che sin dai tempi remoti sono state punto di riferimento e motivo di scontro fra quanti erano interessati a qualsiasi movimento marinaro nel Mediterraneo.


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